Cos’è il Metaverso

Il Metaverso può essere definito come un mondo virtuale strettamente correlato a quello reale, nel quale gli utenti possono socializzare, interagire, lavorare, fare acquisti e molto altro per mezzo di avatar personalizzati.
Grazie a diversi strumenti – ad es. visori, occhiali digitali o sensori – mondo reale e Metaverso diventano un tutt’uno, sovrapponendosi e generando un’esperienza immersiva multidimensionale, fruibile universalmente e condivisa.

 

Il Metaverso nella sanità: i vantaggi

I vantaggi del binomio Metaverso-medicina, in cui convergono diverse tecnologie quali intelligenza artificiale (AI), realtà virtuale (VR), realtà aumentata (AR), realtà mista (MR), High Performance Computing, cloud, ecc. sono evidenti.

Il rapporto “Digital Health 2030”, elaborato da The European House-Ambrosetti cita i dati della Commissione europea dove si stima che il solo telemonitoraggio a domicilio per i pazienti cardiaci possa migliorare del 15% il tasso di sopravvivenza, ridurre del 26% i giorni di ricovero e far risparmiare il 10% delle spese infermieristiche.

Per quanto riguarda la formazione in ambito chirurgico, tramite le esperienze immersive si può fare pratica in un ambiente realistico senza il rischio di danneggiare nessuno. Inoltre si ha la possibilità di osservare tessuti e organi da angoli assolutamente inediti.

L’ecosistema del Metaverso si integra anche con le tecnologie della robotica con l’obiettivo di rendere gli interventi sempre meno invasivi.

L’interazione medico-paziente cresce fino a portare agli estremi il concetto di decentralizzazione delle cure. Non si tratta solo di portare le cure a domicilio, ma di medici e pazienti sempre disponibili a portata di clic in un nuovo ambiente fisico/virtuale.

 

I rischi

Usiamo volutamente il termine “rischi” e non “svantaggi” perché, se implementato secondo le corrette linee guida, il Metaverso non dovrebbe avere conseguenze negative sul mondo sanitario.

Il primo tema da affrontare è la protezione dei dati degli individui. Non bisogna proteggere soltanto le informazioni fornite consapevolmente dagli utenti, ma anche e soprattutto quelle raccolte attraverso il modo di interagire dell’avatar, analizzando le quali è possibile creare profili e dedurre aspetti personalissimi quali inclinazioni, emozioni, stati d’animo.
Essendo necessarie all’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici delle figure tecniche intermedie tra pazienti e medici, non necessariamente legate al segreto professionale, la strada da percorrere passa per il rispetto dei principi di privacy by design e by default. Ciò può garantire la protezione dei dati per impostazione predefinita sin dalle fasi di progettazione.

Bisogna inoltre evitare il rischio che la forbice delle disuguaglianze sociali possa allargarsi, a causa dei costi elevati delle nuove tecnologie, ma anche del digital divide, l’accesso alla rete e alle infrastrutture e l’alfabetizzazione informatica.

L’obiettivo è quindi trovare l’equilibrio virtuoso tra gli investimenti, la tutela dei pazienti e i principi universalistici del diritto alle cure.

 

Alcune applicazioni: superamento delle fobie

La realtà virtuale trova applicazione anche nelle terapie cognitivo-comportamentali volte al superamento delle fobie.
I ricercatori dell’Università di Basilea, ad esempio, hanno sviluppato un’applicazione che i pazienti possono utilizzare a casa sul proprio smartphone per allenarsi a sconfiggere la paura dell’altezza. I risultati sono stati promettenti, il gruppo che si era allenato con la app ha mostrato livelli inferiori di paura nella situazione di reale confronto con l’altitudine.

 

Trattamento del dolore

Si sta diffondendo anche l’immersione in mondi virtuali per alleviare il dolore acuto associato a determinate procedure.

La piattaforma SnowWorld, basata sulle ricerche condotte presso l’Università di Washington, punta a ridurre il dolore dei pazienti ustionati durante la cura delle ferite sfruttando la componente psicologica della percezione del dolore.

Immergendo i pazienti in un ambiente virtuale ghiacciato, la loro attenzione viene assorbita dall’attività di lanciare palle di neve contro alcuni bersagli, lasciando meno risorse disponibili per l’elaborazione dei segnali di dolore.
Tra le ricerche sull’utilizzo della realtà virtuale nel trattamento del dolore cronico, la FDA ha autorizzato la commercializzazione del sistema EaseVRx che utilizza la terapia cognitivo comportamentale per trattare la lombalgia cronica. L’obiettivo è alleviare il dolore attraverso tecniche quali lo spostamento dell’attenzione e il rilassamento profondo.

 

Stress post traumatico

La realtà virtuale viene sperimentata anche nel trattamento della Sindrome da Stress Post Traumatico (PTSD) sui reduci di guerra. BraveMind, un software sviluppato dalla University of Southern California, permette ai veterani di rivivere il trauma in un ambiente sicuro, monitorati da un team di terapeuti.